Il Rifugio Neozelandese di Gamper e Upritchard: Un'Oasi di Semplicità e Connessione con la Natura

Nell'incantevole Isola della Grande Barriera, conosciuta come Aotea, a nord-est di Auckland, il tempo assume una dimensione diversa, lontana dalla frenesia urbana. In questo luogo remoto, con circa un migliaio di residenti, assenza di reti elettriche e idriche pubbliche, e solo pochi negozi per le necessità primarie, il designer Martino Gamper e la sua compagna, la scultrice Francis Upritchard, hanno scelto di creare il loro santuario personale, affettuosamente chiamato "The Shack". Questa dimora, costruita negli anni Settanta da un vicino con materiali riciclati, è diventata un modello di vita autentica e sostenibile. Qui, la coppia trascorre dai tre ai quattro mesi all'anno, sfuggendo agli inverni londinesi e abbracciando un'esistenza in armonia con l'ambiente circostante. Il capanno sorge su un terreno comunitario di 240 ettari, un'iniziativa visionaria nata per salvaguardare il paesaggio dalla speculazione edilizia, preservando la foresta e l'habitat naturale. La Nuova Zelanda, priva di mammiferi terrestri autoctoni prima dell'arrivo dell'uomo, ospita una fauna aviaria ricca ma vulnerabile. La protezione di questo delicato ecosistema si realizza attraverso la cura degli alberi e il controllo di specie invasive come ratti, cinghiali e gatti selvatici, che minacciano la popolazione aviaria.

La vita quotidiana all'interno di The Shack è un inno alla semplicità e alla connessione con la natura. Le giornate iniziano all'alba, con Francis che si sveglia per osservare gli uccelli nel giardino prima di dedicarsi al giardinaggio, alla semina, alla verifica delle trappole e ai lavori domestici. Le serate sono caratterizzate da cieli notturni straordinariamente limpidi, dove la Via Lattea appare vivida e quasi tangibile, rendendo superflua l'illuminazione artificiale esterna. La coppia sottolinea come l'isola offra un lusso inaspettato: il tempo per la riflessione e la lentezza. Le spese sono minime rispetto a Londra, con un focus sul consumo di prodotti coltivati o pescati localmente e lo scambio di cibo con i vicini. La dimora di cinquanta metri quadri è priva di porte interne, con tende che creano divisioni flessibili, accentuando un'atmosfera di essenzialità. Gli arredi, in parte realizzati da Martino stesso o da amici artigiani, e le opere d'arte di artisti neozelandesi, riflettono un profondo senso di comunità e valore intrinseco. Le ceramiche in cucina, frutto della collaborazione tra Francis e Nicholas Brandon, simboleggiano questa filosofia, con pezzi provenienti anche dal Giappone e dal Messico, testimonianza di legami e scambi.

Per Martino, questo ritiro non implica un distacco totale dal suo studio londinese, ma una riorganizzazione delle priorità. Le chiamate di lavoro sono confinate alla sera, lasciando le ore diurne libere per la contemplazione, un lusso che descrive come "straordinariamente salutare" in un mondo dominato da risposte immediate. Francis, invece, ha quasi abbandonato l'uso del computer, trovando nella pittura ad acquerello e nel giardinaggio la sua principale espressione creativa. Quest'ultima attività, in particolare, le insegna la pazienza e la consapevolezza che "le cose buone richiedono tempo", portandola a una profonda riflessione sulla sovraproduzione nell'arte e sull'importanza di concentrarsi sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Mentre si preparano a tornare in Europa per impegni professionali, inclusi un'esposizione al Salone del Mobile di Milano e una mostra congiunta al MACRO di Roma, Martino e Francis continuano a godere dell'isola, apprezzando il silenzio, la natura e il tempo, elementi che definiscono il vero lusso della loro esistenza.

In un'epoca in cui la frenesia e il consumismo dominano, la scelta di vita di Martino Gamper e Francis Upritchard sull'isola di Aotea ci invita a riflettere sul valore intrinseco della semplicità e sulla profonda connessione con l'ambiente naturale. La loro storia ci mostra come un approccio consapevole e rispettoso possa generare un'esistenza più ricca e significativa, dove la creatività fiorisce in armonia con i ritmi della terra. Abbracciare la sostenibilità non è solo un atto ecologico, ma un percorso verso una maggiore autenticità e benessere, dimostrando che il vero lusso risiede nel tempo, nella natura e nelle relazioni umane genuine.

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